venerdì 12 ottobre 2012

L'UOMO PELLEGRINO DELL'ASSOLUTO

                       L’UOMO PELLEGRINO DELL’ASSOLUTO.

                                            LA VITA E’ UNA STRADA

                                  La vita è UNA STRADA. PARTIRE.
Da quando si nasce sempre bisogna partire.
Uscire dal presente, protendersi verso l’avvenire,
CAMMINARE.
Non ci si può fermare
perché l’esistenza prosegue.
L’importante è CAMMINARE SULLA STRADA,
anche se faticosa.
Verso la META,
La vita invoca una META,
pena l’apatia, la disperazione, il fallimento.
Il futuro è davanti a noi, invita a CAMMINARE
con speranza.
CRISTO ti si presenta nella vita
come Colui che ti lancia in questa
meravigliosa avventura, ti fa partire.
E’il tuo CAMMINO, la tua META.
CRISTO: VIA, VERITA’, VITA.
Il Cammino del cristiano:
un incontro con Cristo.
Dallo sconforto alla gioia,
dalla paura al coraggio,
dalla sordità all’ascolto,
dalla cecità al riconoscimento,
dalla fuga alla Testimonianza
             (ANONIMO)
   
   Nella poesia, i vocaboli ricorrenti sono: STRADA, PARTIRE, CAMMINO, META, che delineano molto bene il concetto di PELLEGRINAGGIO. Per capirci meglio, traduciamo l’astratto nel concreto.


    Chi è il PELLEGRINO? 

 Il PELLEGRINO è colui che CONOSCE BENE la META da raggiungere e CAMMINA SULLA STRADA che CONDUCE A TALE META.
  Il contrario del PELLEGRINAGGIO è il VAGABONDAGGIO.
  Il VAGABONDO è colui che VA A ZONZO, SENZA UNA PRECISA META da raggiungere.
  
 Il PELLEGRINO, CAMMINANDO, si avvicina sempre di più alla META. Il VAGABONDO, invece, CAMMINA, SENZA AVVICINARSI MAI AD ALCUNA META.     
  
 Ogni uomo, che calca il suolo di questo pianeta Terra, mentre vive, sta percorrendo UN VIAGGIO SENZA RITORNO.
  Proprio per non CAMMINARE INVANO, è chiamato ad approfondire il SENSO, il VALORE e l’ORIE NTAMENTO da dare alla propria vita, PER RAGGIUNGERE LA META.

 L’uomo non ha qui la sua stabile dimora, ma vi soggiorna come straniero e pellegrino.
 “ Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura”(Ebr.13,14).
                  
 Chi trascura di prendere coscienza o, peggio ancora, chi non vuole prendere coscienza di tale realtà, si pone nel serio rischio di fallire la sua stessa esistenza.
 L’uomo non deve mai dimenticare che la vita non se l’è data lui, ma che gli è stata totalmente donata da Dio, tramite i genitori.
  Sia la META da raggiungere che la STRADA della vita, ce le ha indicate LUI.

   E’ stato DIO, CREATORE e PADRE, a progettare l’universo e tutta l’umanità nel suo FIGLIO GESU’ CRISTO: perché EGLI divenisse, mediante la sua INCARNAZIONE e la sua PASQUA, il SALVATORE e il SIGNORE di tutte le creature.
   
  S. Paolo, nel celebre INNO CRISTOLOGICOICO, canta questo PROGETTO MERAVIGLIOSO:
  “BENEDETTO SIA DIO, PADRE DEL SIGNORE NOSTRO GESU’ CRISTO, CHE CI HA BENEDETTI CON OGNI BENEDIZIONE SPIRITUALE NEI CIELI, IN CRISTO.
  IN LUI CI HA SCELTI PRIMA DELLA CREAZIONE DEL MONDO, PER ESSERE SANTI E IMMACOLATI AL SUO COSPETTO NELLA CARITA’, PREDESTINANDOCI A ESSERE SUOI FIGLI  ADOTTIVI, PER OPERA DI GESU’ CRISTO, SECONDO IL BENEPLACITO DEL SUO VOLERE ” (Ef.1,3-6).

 Per questo, ogni creatura ha un debito di RICONOSCENZA INFINITA VERSO DIO PADRE, che che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la VITA ETERNA”(Gv.3,16).
   Come logica conseguenza, ancora S. Paolo, ci invita, appassionatamente, A VIVERE E A MORIRE PER CRISTO, FIGLIO DI DIO,CHE  E’ VISSUTO ED E’ MORTO PER NOI.

 “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per de stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
 Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il SIGNORE DEI MORTI E DEI VIVI”.
(Rm.14,7-8).

 Alla Luce di questa verità, ogni uomo, Immagine e Somiglianza di Dio, è chiamato a porsi seriamente davanti alla propria vita, per scoprirne il VERO SENSO e i VALORI AUTENTICI, che DIO CREATORE ha già posto nelle aspirazioni più profonde del suo spirito.   

  S. Agostino, - grande dottore della Chiesa e una delle menti più profonde che ha avuto l’umanità - fino ai trenta anni ha errato fuori della Chiesa Cattolica, aderendo a varie sette, nella ricerca sincera però della Verità.
  Dopo la sua conversione, trasformato in creatura nuova dallo SPIRITO SANTO, ha scritto il famoso libro autobiografico: LE CONFESSIONI.

 Un libro, che è tutta una preghiera, espressa in forma umile, ardente, profonda. In questa preghiera appassionata, S. Agostino, nel GIOIOSO STUPORE di avere incontrato CRISTO, come APPRODO SICURO alla sua ricerca, esclama:
“Tu ci hai fatto per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in Te”.

  Oggi, più che mai, è necessario ribadire queste verità fondamentali sull’uomo, perché viviamo in un mondo che sembra usare tutti i mezzi tecnologici della comunicazione, che il progresso gli offre, per farcelo dimenticare. La grancassa dei mass-media spesso contrabbanda i VALORI UMANI AUTENTICI con i VALORI FASULLI, fondati sul PROFITTO, sul SUCCESSO, sul POTERE e sull’EDONISMO.

 Gesù nel Vangelo mette in guardia l’ uomo dall’attaccamento smodato al denaro e alle ricchezze di questo mondo, che tanto potere hanno di sedurre il suo cuore, rendendolo avido di possedere, schiavo dei suoi beni, duro  come la pietra, e perciò incapace di amare.

“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”(Lc.9,25).
   
La gran parte dei i mali che affliggono la società derivano
 dall’ attaccamento al denaro.  E la stragrande maggioranza dei delitti, vengono commessi per la sete di denaro.

  S. Paolo ce lo dice con molta chiarezza e con molta forza: 

 L’attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori”(I Tm.6,10).  

  Tutto ciò avviene, perché l’uomo si dimentica che in questo mondo ci vive DI PASSAGGIO.

 Se esaminiamo la STORIA DELLA SALVEZZA, che la S. Scrittura ci registra fedelmente, scopriamo che è un GRANDE PELLEGRINAGGIO DELL’UOMO VERSO DIO.

 ADAMO ed EVA, dopo il peccato, VAGANO lontano da Dio. Tentano di nascondersi, di eclissarsi da LUI.  
  Ma Dio li accompagna sempre, perché presente nel sacrario della loro coscienza.
 Egli continua a scuotere e a risvegliare l’uomo, perché viva come PELLEGRINO, e non come VAGABONDO, che erra lontano dal suo volto, perché si ri-metta in cammino verso di LUI.
   Adamo(=uomo), dove sei?”(Gen.3,9)...

  Anche il salmo lo esprime magistralmente:
“I passi del mio vagabondare TU li hai contati; le mie lacrime nell’otre tuo raccogli; non sono forse scritte nel tuo Libro?”(Sal.56,9).

Il Patriarca ABRAMO, capostipite del popolo eletto, nella sua vicenda, riassume la CONDIZIONE DI OGNI UOMO, PELLEGRINO IN QUESTO MONDO.

 La vera storia di ABRAMO inizia dalla chiamata di Dio ad uscire dalla sua terra e dalla sua gente idolatra.
 ABRAMO OBBEDISCE e SI METTE IN CAMMINO.  Lascia tutto: la terra, gli affetti, le sicurezze umane, PER ANDARE INCONTRO A DIO, che lo chiama “dal futuro”, (che LUI conosce e che noi non conosciamo). All’OBBEDIENZA di ABRAMO, Dio risponde con una PROMESSA.  Gli darà UNA TERRA e UNA DISCENDENZA NUMEROSISSIMA e BENEDETTA, grazie a COLUI che sarebbe nato dalla sua stirpe, il MESSIA, GESU’ CRISTO.  

 E’ il premio della sua FEDE E DELLA SUA OBBEDIENZA.
  Il CAMMINO verso la TERRA PROMESSA SI REALIZZA per tappe.
 ABRAMO è sempre pronto a levare la tenda, per realizzare il PROGETTO DI DIO, NEL QUALE EGLI PONE LA SUA TOTALE FIDUCIA.
   E’ il PELLEGRINAGGIO DELLA FEDE, che dispone   gradualmente ABRAMO AD

ENTRARE IN UNA COMUNIONE, SEMPRE  PIU’ VERA E PIU’ PROFONDA CON DIO, CONCLUSA  CON L’ ALLEANZA.
              
 Anche la TENDA esprime bene la PROVVISORIETA del luogo dove ABRAMO vi dimora COME PELLEGRINO, e la sua DISPONIBILITA’ A CAMMINARE INCONTRO AL SIGNORE.

  La vocazione che Dio rivolge ad ABRAMO è la vocazione che rivolge ad ogni uomo ad uscire da se stesso, ad aprirsi a Dio, agli altri, al suo futuro, ossia a CRESCERE, avanzando di giorno in giorno, verso “lo stato di uomo perfetto nella misura che conviene alla piena maturità di CRISTO”(Ef.4,13).
                 
 Il CAMMINO di ABRAMO, PELLEGRINO DI DIO, si rinnova nell’ESODO,  L’ EVENTO CENTRALE dell’ Antico Testamento 

Non è più il CAMMINO di una singola persona, ma diventa il CAMMINO DI TUTTO UN POPOLO.

 E’ UN CAMMINO DI LIBERAZIONE DALLA SCHIAVITU’dei falsi idoli (Egitto) ALLA LIBERTA’ di adorare il vero Dio.
 
E’un CAMMINO DI PURIFICAZIONE, attraverso tutte le prove e le insidie, rappresentate dal DESERTO, per rendersi degno di ricevere il dono dell’ALLEANZA di Dio sul Sinai.
 E’ un CAMMINO DALL’ESILIO di questo mondo alla PATRIA
della TERRA PROMESSA, che è la  VITA ETERNA.

   L’ESODO E’ IL PARADIGMA STESSO DELLA VITA UMANA:  
 UN PELLEGRINAGGIO VERSO DIO, in mezzo a pericoli, croci, tentazioni, prove di ogni genere, con la presenza costante, però, di LUI, che cammina sempre con il suo popolo.
  Il tema trattato mi ha spinto a leggere un libro, che ha sicuramente aiutato molte anime a riscoprire la vita come PELLEGRINAGGIO VERSO DIO.
 Il libro, intitolato:” I Racconti di un pellegrino russo”, inizia così:

“Per grazia di Dio io sono uomo e cristiano, per azioni gran peccatore, per condizioni un pellegrino senza tetto, della specie più misera, sempre in giro da paese a paese. Per ricchezza ho sulle spalle un sacco con un po’ di pane secco, nel mio camiciotto la santa Bibbia, e basta”.

 Il RITRATTO e l’EQUIPAGGIAMENTO di questo pellegrino, per affrontare il VIAGGIO DELLA VITA, è più che essenziale, e ci fa molto riflettere sul suo SENSO VERO E ULTIMO.
 Il problema primo che ci viene posto è come equipaggiarci in questo CAMMINO, SEGNATO INESORABILMENTE DAL TEMPO, CHE CI CONSUMA.
 Quali sono le cose necessarie da portare? Quali sono le utili? E quali sono le superflue o le ingombranti?...
  A questo proposito, l’uomo non deve dimenticare mai che sta viaggiando DAL TEMPO VERSO L’ETERNITA’.
  La MORTE interrompe bruscamente tutti i suoi sogni e tutti i suoi progetti umani, proiettati solamente nella vita terrena.

Il PASSAGGIO DALLA RIVA DEL TEMPO ALLA RIVA DEL-
 L’ ETERNITA’ è come l’attraversamento di un fiume stracarico di acqua, e perciò molto impetuoso.
  Meno pesi si portano, più si è spediti per compierne la traversata, senza essere travolti dalla corrente del fiume.

 I pesi che ingombrano sono tutte le forme di attaccamento smodato alle realtà materiali e temporali, che si devono, volenti o nolenti, lasciare di qua.
In questo PASSAGGIO DAL TEMPO ALL’ETERNITA’, CIASCUNO PORTERÀ SOLTANTO LA PROPRIA ANIMA E LE OPERE, SIA IN BENE CHE IN MALE, COMPIUTE NELLA VITA TERRENA,

  La PAROLA DI DIO lo afferma con molta chiarezza:
“Poi udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi:BEATI d’ora in poi, i morti che muoiono NEL SIGNORE. Sì, dice lo SPIRITO, riposeranno dalle loro fatiche, PERCHE’ LE LORO OPERE LI SEGUONO”(Ap.14,13).

  A tanti sembrerà strano che il pellegrino russo si privi di tutte le cose materiali, ma mai della BIBBIA, che sempre procura di avere nel suo    “camiciotto”. Perché?
  Perché la PAROLA della BIBBIA è la VIA PIU’ SICURA, PER INCONTRARE DIO, il VERO TRAGUARDO DI OGNI VITA UMANA, E PER VIVERE IN COMUNIONE CON LUI.

“Lampada per i miei passi è la Tua PAROLA, LUCE SUL MIO CAMMINO”(Sal.118,5).

 La PAROLA DI DIO non ci accompagna soltanto NELLA VITA DEL TEMPO, ma si proietta NELL’ETERNITA’, dove SI COMPIRA’ NELLA SUA PIENEZZA.

  Le BEATITUDINI di Gesù, al riguardo, sono molto chiare. Hanno sempre, come compimento, LA VITA ETERNA CON DIO, NELLA GLORIA DEI SANTI.

 “BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA, PERCHE’ SARANNO SAZIATI.”(Mt.5,6).


  Il problema più importante che si pone questo pellegrino è come incontrare Dio, conciliando gli impegni e le attività della vita con la preghiera incessante, secondo l’ammonimento del Signore:

  Vegliate e pregate in ogni tempo, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere”(Lc.21,36).

  Il SEGRETO, che egli ha scoperto e che suggerisce anche a noi, è quello di RIENTRARE NEL PROPRIO CUORE, PER METTERVI AL CENTRO GESU’ e instaurare con LUI un DIALOGO DI AMORE, che gradualmente diventa sempre più profondo. E’ LUI che irradia, poi, sulla nostra vita e su tutte le realtà, che sono intorno a noi, la LUCE DEL SUO AMORE.   
                         
IL REGNO DI DIO – dice Gesù – è DENTRO DI VOI”(Lc.17,21).
  
 Se Dio non lo incontriamo  DENTRO DI NOI, non potremo mai incontrarlo FUORI DI NOI, nelle creature che ci circondano, anche se esse sono opera delle sue mani.

 E chi ha incontrato il Signore, ha INCONTRATO LA GIOIA, e sente il bisogno di elevargli, con il salmista, il canto:
“Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature”(Sal,104,24).

    La VERITA’CENTRALE del libro: “I Racconti di un pellegrino russo”, la possiamo, quindi, sintetizzare così:

  LA VITA DELL’UOMO SULLA TERRA E’UN CAMMINO ININTERROTTO VERSO CRISTO, CENTRO E VERTICE DELLA STORIA, CHE LE DA’ IL SUO SENSO ULTIMO, LA SUA PIENEZZA, IL SUO COMPIMENTO.

  INCONTRATO CRISTO, LUI CI RIVELA IL PADRE E CI DONA LO SPIRITO SANTO.

Questa si chiama: la PREGHIERA DEL CUORE, che diventa la
sorgente di tutte le virtù e delle opere che l’uomo compie, sempre ispirato e guidato dalla Grazia di divina.

 Il CUORE non è soltanto il CENTRO DEGLI AFFETTI: è il CENTRO PROPULSORE DI TUTTA LA VITA DELL’UOMO, specialmente delle sue LIBERE SCELTE E DELLE sue DECISIONI, che manifestano la qualità e il valore dELLA SUA esistenza.

  Man mano che l’uomo entra in questa intimità con CRISTO, lo SPOSO dell’anima, scopre, sempre più, che il PRIMO PROTAGONISTA della propria vita è LUI.

 “E’Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni”(Fil.2,13).  

   L’anima che vive in questo idillio di amore, trova la propria gioia nel rendersi sempre disponibile alle sue chiamate, per entrare, come Abramo, in una COMUNIONE SEMPRE PIU’ PIENA CON LUI.

   Un altro ATTEGGIAMENTO INTERIORE DEL PELLEGRINO
 è l’UMILTA’. L’invocazione che ripete sempre il pellegrino russo è:
Signore Gesù Cristo, abbiate pietà di me”.
  
  La tentazione più forte del pellegrino è quella di attaccarsi a se stesso e alle cose, che lo bloccano nel  SUO CAMMINO VERSO LA LIBERTA’ E L’ AMORE.

  L’ attaccamento a se stessi si chiama SUPERBIA. E’ il primo vizio capitale, che riassume tutti gli altri.
  Prima di attaccarsi al denaro o alle ricchezze, l’uomo, purtroppo, si attacca a se stesso. E l’attaccamento a se stessi è l’origine e la causa di tutti gli altri attaccamenti, moralmente disordinati.

La persona superba non vive nella verità del proprio essere di CREATURA, ma si innalza al di sopra di se stessa e al di sopra degli altri, ponendosi, di fatto, come i Progenitori, al posto di Dio.
 La superbia poggia tutta su una grande menzogna, che tende a divenire mistificazione dei valori. Soltanto la PAROLA DI DIO, che è “la spada dello Spirito”(Ef.6,) sa smascherarla  pienamente.
  Ecco la menzogna di fondo: “Che cosa mai possiedi –ci dice S. Paolo
che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non
l’avessi ricevuto?”(I Cor 4,7).

   Il pellegrino russo ripete sempre, dal profondo del suo cuore, l’invocazione di perdono a Cristo, con la coscienza di essere un peccatore.

   Chi è superbo non si sente mai colpevole oppure minimizza le proprie colpe, scusandosi e giustificandosi sempre.
   Questa è una grossa menzogna, che Dio, VERITA’ ASSOLUTA,
 non può tollerare.
    Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di LUI un bugiardo e la VERITA’ NON E’ IN NOI”(I Gv.1,10).
     Il superbo è un ipocrita, perché non vuole riconoscere la sua vera identità, camuffandosi sotto una MASCHERA DI PERBENISMO.
     E così, purtroppo, vive in un conflitto interiore permanente (=rimorso), che gli toglie il BENE PIU’ PREZIOSO: la PACE DEL CUORE, senza la quale l’uomo non gode nulla.    
   La PAROLA DI DIO, al proposito, è molto chiara:
“Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua Grazia”(Gc.4,6).
 S. Francesco d’Assisi, per notti intere, contemplava questa Verità:
 l’ABISSO TRA DIO E L’UOMO, colmato dal suo AMORE SENZA LIMITI, con il DONO DEL FIGLIO. E, nello slancio mistico, gridava:
“ Dio mio, Dio mio, chi sei Tu e chi sono io?”…
                        
 L’errore dell’uomo è quello di non confrontarsi con Dio e con la propria coscienza (voce di Dio in noi), ma con gli altri o solamente con se stesso.

 Se non c’è la coscienza della propria povertà e insufficienza, presentata a CRISTO, nella sincerità del cuore, per l’uomo non c’è salvezza.
 
  Come un bicchiere non può essere riempito di vino, se è già pieno di acqua sporca, così il cuore dell’uomo non può essere riempito e trasformato dallo SPIRITO SANTO, se è pieno di se stesso.
  Chi nega o minimizza i propri peccati, rende vana la PASSIONE di CRISTO e la Sua REDENZIONE.
    Noi, invece, che crediamo, battendoci il petto anche per tutti coloro che non si ritengono peccatori, perché non si fanno mai l’esame di coscienza e|o si confrontano solamente con se stessi, confessiamo umilmente:
  “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato”(Sal.50,3).     
   
Chi non si riconosce veramente peccatore, NON POTRA’ MAI FARE L’ESPERIENZA, INEFFABILMENTE GIOIOSA, DELL’ABBRACCIO MISERICORDIOSO CON IL PADRE, IN CRISTO GESU’.
   Non potrà mai LODARLO, RINGRAZIARLO,  BENEDIRLO E GLORIFICARLO, PERCHE’ L’ORGOGLIO LO HA SPIRITUALMENTE ACCECATO.
   
 Noi, invece, nell’esultanza dello spirito e con animo pienamente riconoscente, cantiamo:

Benedici il Signore, anima mia,
 quanto è in me benedica il suo santo Nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi a Dio, benefici”(Sal.102,1-29..

  Avviandoci ormai verso la conclusione, vogliamo riportare le parole del grande dottore della Chiesa S. Agostino, sulle quali è stato composto un canto liturgico molto bello: CANTA e CAMMINA.

  Sono i due verbi che connotano la vita del PELLEGRINO, in CAMMINO VERSO DIO, che è l’UNICO, VERO TRAGUARDO da RAGGIUNGERE.

 Il CANTO rappresenta la VITA CONTEMPLATIVA.

 Il CAMMINO rappresenta la VITA ATTIVA.

 Questi due verbi devono essere sempre coniugati insieme:
 CAMMINA CANTANDO e CANTA CAMMINANDO.
   “Il Paradiso è un Alleluja cantato per tutta l’eternità nel godimento della Patria. Ma anche lungo la via, qui sulla terra, deve risuonare l’Alleluja, per dar sollievo alla nostra fatica. Canta, come il viandante solitamente canta, ma attento alla pigrizia! Canta e cammina”. (S:Agostino).
                                                      canta
la gioia d’essere stato creato, redento e ricolmato di beni;
canta
il miracolo della vita che rispunta ogni mattina;
                                                           canta
in chiesa con la comunità adorante;
canta
nella chiesa domestica della tua famiglia;
canta
con la testimonianza del tuo lavoro e delle tue opere buone;
cammina
i piedi ben saldi sulla terra, adempiendo con onestà e generosità il tuo
dovere, ma gli occhi fissi al cielo che ti attende..
cammina
nella pazienza e nella fiducia anche se più che dalla gioia, sarai accompagnato dalla tristezza, dalla malattia, dalla solitudine, dalla croce.
ma non camminare solo
rimani unito a Cristo e alla Chiesa
rimani unito al parroco e unisciti a tutti i parrocchiani;
assumiti le tue responsabilità personali, familiari, civiche, sociali e internazionali.
canta e cammina
cammina cantando, ma cammina!

 Infine, riportiamo le TENTAZIONI DEL PELLEGRINO, che ci fanno riflettere su quanto è stato scritto in questo BREVE TRATTATO




               LE TENTAZIONI DEL PELLEGRINO


1 – La tentazione di camminare “secondo” gli altri, come fa la maggior  
      parte della gente.
2 – La tentazione di voler camminare senza gli altri, senza contare su di
      loro, senza considerarli, senza guardarli, senza dare una mano quando  
      ne hanno bisogno.
3 – La tentazione di prendere una “scorciatoia”, di cambiare strada,
      quando lungo la strada incontriamo il fratello “ferito-nudo-
      abbandonato”.
4 – La tentazione di voler camminare carichi di “cose e cose” che ci danno
      sicurezza, incapaci di partire con un bagaglio “leggero”, vivendo delle
     apparenze: non per quello che si è, ma per quello che si ha.
5 – La tentazione di abbandonare l’impresa quando compaiono le
      difficoltà, di far marcia indietro quando le cose diventano difficili e
      non vanno secondo i nostri calcoli.
6 – La tentazione dell’attivismo, la fretta del “subito” invece del “fermati
      un momento” della paura, del silenzio, della revisione, della preghiera.
7 – La tentazione dell’indecisione: non sapere cosa scegliere, dove andare,
      quale “strada o vocazione” seguire…perché bisogna lasciare altre cose.
8 – La tentazione di voler camminare “senza Dio”, senza sentire e accet-
      tare il bisogno che si ha di Lui, contando solo sul nostro “pane”.
9 –La tentazione di desiderare che Dio faccia tutto, o quasi tutto, per noi,
     al nostro posto.
10 – La tentazione di restare come si è, del non lottare, di essere qualcosa
        in più, per arrivare dove Dio ci vuole.

                                                            P. Severino Consolaro




martedì 9 ottobre 2012

La teofania dell'Oreb e la vocazione di Mosè


La Teofania dell'Oreb e la vocazione di Mosè  
                                     (Es. cp, 3)                                        
                                           

  Il libro dell’ESODO è il libro più importante della Bibbia, nel Vecchio Testamento.
Questo libro ci narra tutte le vicende del popolo eletto, che costituiscono la sua epopea storica: il lungo e insidioso cammino di liberazione dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della terra di Canaan, la terra, che Dio aveva promesso ad Abramo e alla sua discendenza.

  Dio Padre ha scelto questo popolo, per attuare il suo PROGETTO, che diviene il MISTERO CENTRALE DELLA STORIA: lINCARNAZIONE del proprio Figlio.
“In te(= nella tua discendenza) si diranno benedette tutte le famiglie della terra”(Gen.12,3)

Nell’ESODO, Dio dimostra come è sempre fedele alla sua Parola, rinnovando con il popolo ebreo, tramite Mosè, tutte le promesse di benedizione e di protezione, fatte ad Abramo.
   In questo libro sacro, troviamo la prima grande AUTORIVELAZIONE di DIO (=TEOFANIA), nel roveto ardente.
  
Vogliamo fermarci a riflettere, proprio su questa sua grandiosa manifestazione, tentando di commentare in particolare il capitolo terzo dell’ESODO.
     Anche se conosciamo la storia di Mosè, la vogliamo qui brevemente ripercorrere, per ammirarne il disegno provvidenziale di Dio, che mirabilmente la guida, per realizzare il suo piano salvifico.

Secondo l’ordine del Faraone, tutti i figli maschi, che nascevano dalla stirpe di Abramo, erano condannati alla morte.
 Come sappiamo, già dalla nascita, Mosè è salvato sulle acque del Nilo, dalla figlia del Faraone, che lo adotta come proprio figlio, facendolo però nutrire dal latte della madre.

Tutto ciò avviene, perchè Dio aveva un grande disegno su di lui. “L’uomo propone - si dice giustamente - ma è Dio che dispone gli Eventi della storia”.
   Dopo averlo miracolosamente salvato, Dio lo prepara, nel modo migliore, a rispondere alla grande missione che gli affidava.
Mosè, infatti, è educato da sua madre nell’Ebraismo, fin dalla prima infanzia. Ma, dopo lo svezzamento dal latte materno, è portato alla corte del Faraone. Lì è plasmato, umanamente e culturalmente, nella civiltà del popolo egizio.  Per cui, viene a conoscere bene la storia e la vita, sia del suo popolo, il popolo Ebreo, come del popolo Egiziano. (cfr. Es. 2,1-10).
   
Divenuto un uomo maturo e forte, nonostante le agiatezze di cui godeva alla corte del Faraone, Mosè si sente, nel proprio sangue, di razza ebraica. Perciò freme, fin nelle viscere, al vedere quanto crudelmente sono trattati i suoi fratelli: picchiati, umiliati, seviziati, e anche uccisi dagli egiziani.   

  A tale proposito, nella lettera agli Ebrei, l’autore sacro, fa una breve sintesi di tutta la Storia della salvezza, dalla CREAZIONE fino a Cristo. In questa viene esaltata la FEDE dei Patriarchi e dei Profeti, che hanno creduto e hanno collaborato al PROGETTO di Dio, pur non potendo ancora né conoscerlo, né ancora meno comprenderlo.

Così si afferma di Mosè:                                         
 “Per FEDE, Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell’editto del re.
 Per FEDE Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del Faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto di godere per breve tempo del peccato”.(Ebr.11, 23-25).

Un giorno, davanti alla scena di un sorvegliante del Faraone che continuava a colpire selvaggiamente un ebreo, Mosè non riesce più a trattenersi. In un impeto di collera, lo uccide sul momento, e lo seppellisce sotto la sabbia. Ma, per paura che il Faraone venga a conoscenza del fatto, mettendo a repentaglio la propria vita, Mosè fugge nel deserto di Madian, dove trova ospitalità generosa e protezione presso la famiglia di Ietro, che diviene suo suocero, perché ne sposa la figlia Zippora.
  Ietro gli affida le sue greggi da pascolare.

Mentre è al pascolo con gli animali, Mosè ha tutto il tempo di meditare su quello che sembra ormai il fallimento dei suoi progetti e sogni, per il riscatto del suo popolo.

  Qui apriamo una parentesi sul significato del DESERTO, che nella Rivelazione biblica ha una valenza importante e molteplice.
   
 Il DESERTO è il luogo della prova, della tentazione e della caduta. In questo ambiente, oltre che dover lottare per sopravvivere fisicamente, l’uomo è tentato anche di cedere allo scoraggiamento e alla depressione, per le rinunce che deve fare, per le insidie che vi incontra e che deve affrontare da solo. A questo proposito, tutti conosciamo bene le prove, le tentazioni e le ribellioni del popolo eletto contro Dio e contro Mosé,
nel lungo pellegrinaggio del DESERTO, verso la TERRA PROMESSA.  

 Nel DESERTO, la vita è ridotta al puro essenziale.
 Ma, mentre il corpo si nutre soltanto di ciò che è necessario per la propria sopravivenza, lo spirito, con più facilità, si eleva e si purifica, liberandosi da tutti quelli affanni e preoccupazioni, di cui è schiavo l’uomo che vive nel benessere e nell’agiatezza.

 Il DESERTO è il luogo del silenzio e della solitudine, in cui l’uomo ritrova se stesso.   
 Per questo, Dio ha chiamato Mosè, come gli altri Profeti, nel DESERTO: per forgiarli e plasmare il loro cuore, al fine di renderli idonei alla missione che loro affidava.
 Mosè, nel DESERTO, ripensando alle agiatezze di cui godeva alla corte del Faraone, dapprima prova nostalgia di quella vita e di quel mondo, nel quale non gli mancava nulla di ciò che umanamente si poteva desiderare. Ma poi si rende conto sempre più che l’esperienza che sta facendo è, sì, dura ma salutare, per temprare il proprio carattere e aiutarlo a maturare nella sua personalità.
 Ed è proprio questo il momento che Dio sceglie, per affidargli la grande missione di liberare il suo popolo.

Prima di commentare, però, la TEOFANIA, al roveto ardente, vogliamo chiarire alcuni concetti biblici fondamentali sulla RIVELAZIONE.  Essi ci aiutano a comprendere meglio la GRANDIOSA MANIFESTAZIONE, che ci è narrata nel libro dell’ESODO.
 Quando Dio si RIVELA, per comunicarsi all’uomo, Egli usa il suo stesso linguaggio: la PAROLA e i GESTI (o SEGNI-EVENTI-OPERE).

Nella RIVELAZIONE, PAROLA DI DIO e SEGNI sono indissolubilmente uniti e si chiariscono a vicenda.
  La PAROLA ANNUNCIA e SPIEGA i SEGNI.

   I SEGNI ATTUANO la PAROLA.    
   Senza la PAROLA, i SEGNI diventano RITI DI 
   MAGIA.
   Senza i SEGNI, la PAROLA RIMANE un
  VERBALISMO VUOTO e STERILE.
   
Tutte le realtà esistenti sono “ tratte dal nulla”, per l’ONNIPOTENZA di questa PAROLA.
 “Dio disse: sia la LUCE. E la LUCE fu”(Gen.1,3).    

  Prima della LUCE, c’è DIO, che “accende” la LUCE, per meglio dire, che dona l’esistenza e la vita a tutti gli esseri dell’universo, con la sua PAROLA CREATRICE.
 
La RIVELAZIONE, che DIO ha fatto all’uomo, è stata
PROGRESSIVA, perché si è adeguato sempre alla situazione umana, psicologica, culturale e spirituale in cui viveva la sua creatura prediletta.
 Fin dall’inizio, il peccato, consumato dall’uomo, ha causato una grave rottura all’ARMONIA IDILLIACA, che egli godeva con il suo CREATORE. L’uomo è divenuto fragile, debole e inclinato al male.
Ma Dio, anziché abbandonarlo, si è messo alla ricerca di lui, una ricerca appassionata, che continua in tutta la storia, perché Egli non si rassegna mai alla prospettiva di dover perdere un’anima.
Per questo, incalza la coscienza di ogni persona, ponendole la domanda stringente, che ha posto ai Progenitori:
“Adamo, dove sei?”(Gen. 3,9).

 Dopo il peccato, Dio ha continuato a comunicare con l’uomo, manifestandogli soprattutto la sua MISERICORDIA.  
Ogni giorno la Chiesa, nelle LODI MATTUTINE che innalza a Dio, ne esalta questo Attributo.
“Così Egli ha concesso MISERICORDIA ai nostri padri
e si è ricordato della sua SANTA ALLEANZA, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre”(Lc.1,72-73).

E ai VESPRI, la Chiesa eleva ancora la Lode a Dio, con il Cantico di Maria, che lo glorifica per la sua MISERICORDIA.
“Di generazione in generazione la sua MISERICORDIA si estende su quelli che lo temono.”(Lc.1,50).

Tutta la SACRA SCRITTURA, ci manifesta, sia la SAPIENZA, sia la PAZIENZA, ambedue senza limiti, con cui DIO, fin dall’inizio, ha “tessuto gli Eventi della Storia”.
Essa ci attesta come Lui li ha guidati, con la sua PROVVIDENZA, alla realizzazione di quel meraviglioso PROGETTO, che l’uomo mai poteva immaginare: il MISTERO dell’INCARNAZIONE DEL PROPRIO FIGLIO GESU’CRISTO.

Come un papà e una mamma accompagnano, fin dalla nascita, i propri figli, usando il linguaggio e i gesti, che essi possono comprendere, per entrare in comunione di vita con loro, così ha fatto Dio con l’uomo.
 Lo ha creato a sua Immagine e Somiglianza, proprio per poter stabilire con lui un DIALOGO DI AMORE, parlando alla sua mente, e più ancora al suo cuore.

 Per realizzare questo PROGETTO, Egli ha voluto associarsi gli uomini, perché collaborassero con LUI.
Ha chiamato, in particolare i PATRIARCHI e i PROFETI, li ha divinamente ispirati, mandandoli, poi, tra il suo popolo, per trasmettere la sua PAROLA.
Li ha guidati, nelle vicende storiche, a divenire PROFEZIA della realizzazione futura di tale PROGETTO.

 Così, la RIVELAZIONE si apre sempre più all’ATTESA DEL MESSIA-SALVATORE, di cui l’umanità peccatrice avvertiva l’urgente bisogno.

Tutti i Profeti, ispirati da Dio, ne hanno predetto, con sempre maggiore chiarezza, per filo e per segno, la VITA, le OPERE e la MISSIONE.

Riportiamo, in proposito, una Profezia di MOSE’, contenuta nel libro del DEUTERONOMIO e citata nel libro degli ATTI.

 “Il Signore vostro Dio vi farà sorgere un PROFETA come me in mezzo ai vostri fratelli; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà.
 E chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”(At.3, 22-23).            
  
  La RIVELAZIONE DI DIO, che concretamente è comunicata a noi, mediante la sua PAROLA, non è mai sterile, ma sempre feconda, perchè produce gli effetti, per i quali essa è pronunciata. Dio non parla mai invano, come, purtroppo, fa tanto spesso l’uomo.
 Il Profeta Isaia lo illustra molto bene, con una bellissima immagine:        
“Come, infatti, la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare,così sarà della  Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”(Is.55,10-11).

Il Vangelo, non solo ci dice che i SEGNI accompagnano sempre la PAROLA DI DIO, per portarla al suo compimento, ma ce li mostra in atto, con molta chiarezza, nell’incontro di GESU’, il VERBO DI DIO INCARNATO, con i peccatori.
  Allora essi (gli Apostoli)partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i SEGNI che l’accompagnavano”(Mc.16,20).

 I SEGNI principali che accompagnano la PAROLA sono le CONVERSIONI, ossia i cambiamenti radicali delle persone che accolgono questa PAROLA; SEGNI che sono ancora più grandi dei MIRACOLI FISICI, e che umanamente non si possono spiegare.
La Samaritana, Zaccheo, Levi (Matteo), Maria Maddalena sono soltanto alcuni tra i personaggi del Vangelo, che Gesù ha incontrato, cambiando radicalmente la loro vita.

La PAROLA DI DIO, che è sempre PAROLA di VERITA’ e di VITA, trasforma le persone che l’accolgono in creature nuove.

La PACE del CUORE e la GIOIA di VIVERE, sono i due SEGNI INFALLIBILI, che accompagnano chiunque accoglie questa PAROLA.
 Ma i SEGNI accompagnano la PAROLA del SIGNORE anche in coloro che non la accolgono, perché essa diventa il GIUDIZIO DI DIO sulla loro vita. GIUDIZIO, che li tormenta interiormente e toglie loro la PACE DEL CUORE, senza la quale non è possibile godere nulla.  
”Non v’è PACE per gli empi, dice il mio Dio”(Is.57,21).

  A tale proposito, è emblematica la figura di Caino. Dopo avere ucciso il fratello Abele, egli vive, terrorizzato dalla VOCE DI DIO, che lo insegue ovunque egli va, e gli rimorde dentro la coscienza, per il fratricidio commesso.
“(Caino), che hai fatto?La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gen.4,10).

Dio è sempre presente nella coscienza dell’uomo, per giudicarlo. Ma lo giudica, non per condannarlo, bensì per salvarlo.
  Anche il rimorso della coscienza, quindi, è un dono di Dio. Esso è come un tarlo che rode nel cuore, perché l’uomo si penta, deponga la malizia del suo peccato e si apra all’AMORE DI DIO, che vuole rientrare in lui con la GIOIA del Suo PERDONO.
”Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva”(Ez.33,11). 

 La PAROLA di DIO trova la sua pienezza di compimento nei SACRAMENTI, i SEGNI che mettono in comunione l’uomo con Dio. Ogni Sacramento produce, sull’istante, gli effetti che annuncia e per i quali è stato da Cristo istituito.
“Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!”(Mt.26,26).
  Quando il sacerdote pronuncia queste PAROLE nella
S. Messa, impersona Cristo. Istantaneamente, quel pane diventa la sostanza del CORPO di CRISTO, anche se nelle apparenze resta pane.   Ma torniamo ora alla grande RIVELAZIONE di Dio all’Oreb.

Siamo consapevoli che il MISTERO DI DIO è TRASCENDENTE, oltrepassa, cioè, tutte le realtà terrestri.
  Perciò, ci prostriamo anche noi, in spirito, davanti a Lui, come ha fatto Mosè davanti al roveto ardente. Ci prostriamo, anzitutto per adorare e contemplare la sua Maestà Divina, manifestando poi quanto lo Spirito ci farà capire, dai SEGNI e dalle PAROLE, con cui EGLI stesso si è degnato di rivelarsi a noi.
“Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto al monte di Dio, l’Oreb.
 L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò: ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava”(Es.3,1-2).

 Qui il SEGNO, con cui Dio si rivela a Mosè, è il roveto, nel quale una fiamma di fuoco arde senza consumarsi.
  Questo SEGNO è spiegato poi dalla PAROLA: IO SONO COLUI… CHE SONO”(Gen. 3, 14).
  Cerchiamo, per quanto ci è possibile, di spiegare il senso di questa espressione, che possiamo tradurre: ” IO SONO IL SOLO ESSERE CHE ESISTE PER SE STESSO" , senza appoggiarsi ad alcun altro.

Il Libro della SACRA SCRITTURA inizia così:
“IN PRINCIPIO Dio creò il cielo e la terra”(Gen.1,1).

 Prima della CREAZIONE DEL MONDO, esisteva solamente Dio, l’UNICO NECESSARIO.         
  Noi esistiamo, tra milioni di possibilità di non esistere.
 Ed esistiamo solamente, perché LUI CI HA AMATI e perciò ci ha CHIAMATI ALLA VITA, servendosi dei nostri genitori.

* E’ il DIO ETERNO, che, come il roveto, non è consumato dal tempo, perché vive al di sopra del tempo e domina il tempo, che Egli stesso ha creato.
 E’ l’ESSERE, che “misura” tutti gli esseri, ma che non può essere misurato da nessuno: L’UNICO DIO CREATORE E SIGNORE DEL CIELO E DELLA TERRA.

E’il Dio INEFFABILE: non può essere spiegato, ma solamente contemplato.
 Proprio per questo, il popolo ebreo non pronuncia mai direttamente il nome di Dio, che è indicato con quattro consonanti impronunciabili: JHWH. Quando, nella preghiera e nella lettura biblica, esce questo nome, il pio israelita lo sostituisce con il nome ADONAI, che significa: “SIGNORE” o “SIGNORE MIO”.      

  Tale VERITA’ ci mostra quale abisso separa Dio da noi uomini, fragili, mortali e peccatori.  Ma ci mostra anche quanto il PADRE ci ha amati, mandandoci il proprio Figlio GESU’ CRISTO A FARSI CARNE DELLA NOSTRA CARNE. CRISTO ha colmato, con l’AMORE, l’abisso che ci separava da DIO.  

Perché non meditiamo più spesso, come faceva
S. Francesco d’Assisi per notti intere, questa Verità:
 “ Chi sei TU, MIO DIO, e chi sono io?”…

 Se vi riflettessimo maggiormente, saremmo, con certezza, un po’ più umili, meno arroganti e meno pronti a giudicare il nostro prossimo.

* Il Dio, che si è rivelato all’Oreb, è il DIO TRE VOLTE SANTO.  Mentre Mosè si avvicina per contemplare “quello spettacolo”, ode la sua VOCE:  
“Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una TERRA SANTA”(Gen. 3, 5).

Il primo atteggiamento dell’uomo, quando si mette alla presenza di Dio, è l’umiltà: deve togliersi ogni forma di orgoglio e di ambizione, per presentarsi a Lui NELLA VERITA’ DEL SUO ESSERE, che significa in tutta la sua nudità. .
  Perciò, la forma di preghiera più confacente nei confronti di Dio è l’ADORAZIONE, che, sull’esempio di Mosè, porta l’uomo a prostrarsi, per riconoscerlo come il proprio DIO: CREATORE, PADRE e SALVATORE.

 S.Francesco d’Assisi, mentre era nella pienezza della contemplazione, esclamava:
 “MIO DIO E MIO TUTTO!”
 Queste parole, tradotte, significano:
 CON DIO ABBIAMO TUTTO, SENZA DIO NON ABBIAMO NULLA!
  
 Il MISTERO DI DIO, come tutto ciò che è SACRO e trascende ogni realtà umano-cosmica, deve essere rispettato da ogni persona, anche da chi afferma di non credere.
 Una massima dice: ”Se nella tua vita non esiste ALCUN CASO SERIO, non ti resta che dichiarare il fallimento della tua esistenza”.     

 Che dire, allora, dei laicisti, che per principio preso, ossia per una vuota ideologia, non tollerano tutto ciò che è SACRO o che attiene alla RELIGIONE?  
  Perché si lotta contro i CREDENTI e la CHIESA CATTOLICA, la quale, predicando il VANGELO, che è la BELLA NOTIZIA, promuove nel mondo anche tutti i VALORI UMANI: il RISPETTO PER OGNI PERSONA, la GIUSTIZIA, la SOLIDARIETA’ e l’AMORE VERSO TUTTI, senza imporre nulla, né con la forza, né con la violenza?  

  Quanto è assurdo, meglio dire maligno, cercar di screditare e di demolire tutto ciò che va al di là della nostra comprensione!  E questo, soltanto perché non si vuole accogliere il MISTERO DI DIO, SENZA IL QUALE NON E’ POSSIBILE COMPRENDERE NEANCHE MISTERO DELL’UOMO, NEL QUALE TUTTI SIAMO COINVOLTI.

  Dobbiamo ricordare, con molta franchezza, che davanti al MISTERO, non è mai lecito scherzare…Occorre soltanto porci in un atteggiamento di SILENZIO e di RISPETTO.

 Il grande scienziato cattolico Antonino Zichichi ha giustamente affermato:
 “L’ideologia è la scienza del nulla!”.

                                                                           
* E’ il DIO MISERICORDIOSO, che anche in un’altra TEOFANIA dell’ESODO proclama la propria identità nell’attributo della MISERICORDIA:    

“Il SIGNORE, IL SIGNORE, DIO MISERICORDIOSO e PIETOSO, LENTO ALL’IRA E RICCO DI GRAZIA e di FEDELTA’”(Es.34,6).

Anche i Salmi fanno eco a tale Verità:

“Dio non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe”(Sal.102,10).

 Proprio perché DIO è MISERICORDIOSO, ha pietà del suo popolo, che vive sotto un’oppressione disumana.

* E’, quindi, anche il DIO LIBERATORE, che protegge e difende sempre i deboli e gli oppressi da tutte le forme di tirannia e di schiavitù:  politica, morale, religiosa, sociale.
“Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco, infatti, le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele”(Gen. 3, 7-8).

  Dio chiama ogni persona e ogni popolo ad impegnarsi costantemente in un cammino di LIBERAZIONE, e a tendere verso una libertà sempre più piena, nei riguardi di ogni forma di condizionamento.

 LIBERTA’ dall’ignoranza, dall’egoismo, dal vizio, dall’errore, dalla paura, dalla timidezza, dal giudizio della gente.

“Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo
 chiamò dal roveto e disse:< Mosè, Mosè! > Rispose:
< Eccomi! >  (Es. 3,4).

 Non è il DESTINO cieco, che guida gli eventi di tutta la storia umana e della storia di ciascuno di noi, ma Dio con la sua PROVVIDENZA. E li guida in modo da realizzare in tutte le persone il suo PROGETTO di SALVEZZA.
Perciò, Egli chiama sempre ogni uomo a collaborare con Lui, in questo Progetto salvifico, come ha chiamato Mosè.

Ogni vita è vocazione.  La nostra risposta a Dio deve essere quella che ha dato MOSE’: “ECCOMI!”. 

  La LIBERAZIONE dell’uomo ha sempre come fine il SERVIZIO A DIO, accogliendo l’ALLEANZA del Sinai, fondata sulla LEGGE DEI DIECI COMANDAMENTI.
“Quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte”(Gen. 3,12).

 Io sono il Signore tuo Dio: Non avrai altri dei fuori di me”.
 Il RICONOSCIMENTO DI DIO e il CULTO A LUI
IN SPIRITO e VERITA”, è il PRIMO e PRINCIPALE COMANDAMENTO.

Soltanto quando l’uomo mette Dio al primo posto, tutte le altre realtà della sua vita vanno al loro posto.

GESU’, CULMINE della RIVELAZIONE, ha portato a COMPIMENTO LA LEGGE, con il DONO del suo SPIRITO, che l’ha trasformata nel COMANDAMENTO DELL’AMORE.

“La LEGGE fu data per mezzo di MOSE’, la GRAZIA e la VERITA’ vennero per mezzo di GESU’ CRISTO”.(Gv.1,17).

 * E’ il Dio SEMPRE FEDELE A SE STESSO, ALLA SUA PAROLA e SEMPRE PRESENTE all’uomo, nel guidare la storia con la sua Provvidenza: Colui che è, che era e che viene”(Ap. 1,4).

Dio aggiunse a Mosè: dirai agli Israeliti: il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”(Gen.3,15).

Dio chiama anche ciascuno di noi, come ha chiamato Mosè, a percorrere il CAMMINO DELLA NOSTRA LIBERAZIONE, per mandarci poi ai nostri fratelli e aiutarli a liberarsi da ogni forma di idolatria.

*E’ il DIO ONNIPOTENTE, che può compiere tutto ciò che vuole, ma non può mai volere ciò che è male. Un DIO CHE E’ SALVATORE, MA ANCHE GIUDICE GIUSTO.

Egli mette la sua ONNIPOTENZA sempre a servizio della sua GIUSTIZIA e della sua MISERICORDIA, in difesa dei deboli, degli umili e dei retti di cuore.

“Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo egli vi lascerà andare”.
(Es.3,19-20).
  Come ben sappiamo, Dio ha usato la mano forte contro gli egiziani, oppressori del suo popolo. Ha mandato, mediante “il bastone di Dio e le mani di Mosè”, quei castighi, che sono chiamati le dieci piaghe d’Egitto.

Nel libro dei Proverbi, c’è una frase molto forte per indicare come Dio agisce contro di chi coscientemente resiste a Lui: i SUPERBI, i VIOLENTI, gli ARROGANTI.
 Dei beffardi Egli (Dio) si fa beffe e agli umili concede la Grazia”(Prov.3,34).

 Mentre ci avviamo ormai alla conclusione, vogliamo riassumere, sintetizzando brevemente le VERITA’ che Dio ci vuole rivelare in tutto il libro dell’ESODO.

La GRANDE LIBERAZIONE DELL’ESODO è SIMBOLO e PRELUDIO della LIBERAZIONE TOTALE, RADICALE E DEFINITIVA, CHE GESU’ HA COMPIUTO CON LA SUA PASQUA  DI MORTE E RISURREZIONE.

 L’ESODO è il PARADIGMA STESSO DELLA VITA UMANA, CHE E’ UN CAMMINO DI CRESCITA E DI LIBERAZIONE DA OGNI FORMA DI IDOLATRIA, RAPPRESENTATA DAL VITELLO D’ORO.

Ogni persona nasce nella schiavitù del peccato e Dio l’aiuta, con tutti i mezzi, a liberarsi, come il popolo ebreo, da un mondo, pagano nel cuore, che oggi l’ha troppo dimenticato.
 La LIBERAZIONE ci costa sacrificio, perché ci chiama a rinnegare ogni forma di egoismo e di orgoglio.
 In questo cammino troviamo molti ostacoli, sia in noi stessi, che portiamo la triste eredità del peccato originale, sia nell’ambiente in cui viviamo. Le persone che ci circondano o che incontriamo, spesso ci sono di scandalo, ci tentano e ci inducono al male.

Anche noi, come il popolo ebreo nel DESERTO, mormoriamo spesso contro Dio.
Ci lamentiamo per ogni croce, che Lui permette sempre per il nostro maggior bene, e ci dimentichiamo, con tanta facilità, di rendergli grazie.
Riconosciamo, invece, che da Lui, nostro Dio Creatore, Signore e Salvatore, tutto abbiamo ricevuto, insieme con la vita!

EGLI è la nostra RADICE, da cui siamo germogliati.
 Per conseguenza, chi rinnega DIO, rinnega se stesso.

Anche se fisicamente non andiamo nel DESERTO, abbiamo tutti bisogno di fare esperienza di DESERTO, riservandoci spesso, nella nostra vita, MOMENTI DI SILENZIO, PER RIENTRARE IN NOI STESSI.
  Questo diventa ancor più urgente oggi, che viviamo in un mondo agitato, caotico e assordante.

 Dobbiamo saper staccare, come si dice, la spina: per ASCOLTARCI in profondità, per PREGARE e per RIFLETTERE SUI PROBLEMI ESSENZIALI, dai quali dipende il successo o il fallimento della nostra vita. 

 Senza la DIMENSIONE CONTEMPLATIVA, che ci spinge a RICERCARE IL SENSO DELLA VITA sempre al di là e al di sopra dei valori puramente materiali, restiamo interiormente vuoti e diventiamo, molto facilmente, prigionieri di tutti i mezzi del progresso, di cui possiamo oggi godere. 

  Nel profeta Osea, Dio parla al cuore di ogni persona, invitandola ad entrare spiritualmente nel DESERTO, per ritrovare i VALORI che NON DELUDONO e la SUA PACE, NELL’INCONTRO AMOROSO CON LUI.
 “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel DESERTO e parlerò al suo cuore”(Os.2, 14).

  LALLEANZA DEL SINAI, fondata sulla LEGGE, è la preparazione e il preludio dell’ALLEANZA NUOVA ED ETERNA, sancita da Cristo nel proprio sangue.  E questa, a sua volta, è il pegno e il preludio dell’ALLEANZA ETERNA CON DIO, NELLA GLORIA DEI SANTI.

 L’ESODO troverà il suo compimento, quando arriveremo nella TERRA PROMESSA, il PARADISO.

  Non posso chiudere questo trattato, senza un ultimo accenno, se pur breve, alla figura grandiosa di MOSE’, che ha interpretato molto bene la sua vocazione di MEDIATORE tra Dio e il popolo eletto.
 La solidarietà con la sua gente lo ha spinto fino al punto di dire a Dio, “con un’audacia filiale” che va oltre tutti i limiti:
 “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se Tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto”(Es.32,31-32). 

  Ma Mosè ha detto questo, dopo aver condannato, senza sconti, il popolo, per il grave peccato di idolatria commesso, adorando il vitello d’oro:
“Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa”(Es.32,30).

  MOSE’ è una GRANDE FIGURA di GESU’ CRISTO, l’ UNICO MEDIATORE DELLA SALVEZZA tra noi e il PADRE.
“UNO SOLO, infatti, è DIO e UNO SOLO il MEDIATORE TRA DIO E GLI UOMINI, l’UOMO CRISTO GESU’, che ha dato se stesso in riscatto per tutti”(I Tm. 2,5).

La sua TOTALE OBBEDIENZA a Dio, lo ha spinto ad affrontare, forse è meglio dire, a sfidare, prove e pericoli di ogni genere: la potenza del Faraone, tutti i popoli nemici, incontrati nel lungo ESODO, tutte le insidie del DESERTO e le mormorazioni della sua gente.

 Per questo, MOSE’ non è soltanto uno dei PIU’ GRANDI PERSONAGGI, NELLA STORIA DELLA SALVEZZA, ma anche di TUTTA LA STORIA UMANA.  
  
                                                 P. Severino Consolaro